giovedì 9 giugno 2011

Privacy e dati personali in Rete. Un problema aperto

Tracciamento silente degli utenti tramite i loro dispositivi mobili. Trafugamento dati personali. Black-out del cloud computing con la conseguente inaccessibilità alle proprie risorse online. Le fughe o perdite di dati, in inglese Data breach, sono vere e proprie disfatte per la tutela della Privacy degli utenti e rappresentano un campanello d’allarme per la sicurezza dei dati nell’era cloud. Nella bufera non sono solo Apple o Sony. Prima abbiamo assitito al “caso Epsilon“: la breccia a un noto database negli Stati Uniti, utilizzato anche da Citibank e Disney, ha causato un furto dati di dimensioni colossali. A ruota è seguito il “caso iPhone e iPad 3G”, ma il Ceo di Apple Steve Jobs, messo sotto pressione per il bug in iOS 4, punta il dito contro tutti gli smartphone per il tracciamento degli utenti nella geo-localizzazione. Ora Sony, dopo 6 giorni di black-out del servizio per giocare online, ha ammesso la violazione dei dati di 77 milioni utenti di PlayStation Network e Qriocity (1,5 milioni gli italiani stimati). L’altro giorno è andato in tilt il cloud di Amazon per oltre 10 ore. Si susseguono a ritmo incalzante le notizie allarmanti che vedono le “informazioni personali” (in alcuni casi dati sensibili) nell’occhio del ciclone, e minano la fiducia dell’utente finale. In ballo sono la sicurezza IT, la privacy, l’affidabilità dei servizi e la continutà dei business. Oltre che all’immagine dei brand coinvolti.

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